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Creativity Camp

Come vi annunciavamo qualche settimana fa, siamo in piena fase creativa: già ci sono stati due appuntamenti con gli aperitivi promossi dal progetto Creatività Vesuviana e cogliamo l’occasione per aggiornarvi e invitarmi a un prossimo grande evento a supporto delle start up creative!

Il Creativity Camp vesuviano sarà un laboratorio intensivo (dalle 9,00 alle 22,00) di creazione di impresa, in cui i partecipanti, saranno aiutati da un pool di esperti a sviluppare la propria idea imprenditoriale nell’area artistica di loro competenza e a costruire un business plan.

Avrà luogo il 18 Maggio presso L’Associazione “ Gli AMICI DI MAX” Portici, Via Diaz n 116

–          9.00 registrazione e Welcome Coffee
–          9.30 presentazione idee partecipanti(max 5 min – commenti e domande max per 10 min)
–          13.00 pranzo
–          14.00 working group e mentorship
–          19,00 presentazione pitch dei partecipanti(max 5 min) e votazioni
Le votazioni saranno espresse da una giuria composta da 3 esperti (vale 50%) e dal “crowd” dei partecipanti e di eventuali spettatori paganti (vale altro 50%)
–         20,00 cena
–         21,00 premiazione vincitori

Per informazioni: 0815529149 – info@creativitavesuviana.it
Per iscrizioni: http://www.creativitavesuviana.eventbrite.it                                                                            

Aperitivi creativi e Saturday Creativity Camps by PJA

Il progetto  Creatività Vesuviana è promosso e sostenuto dal Dipartimento della Gioventù, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e  dall’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani.

L’ente capofila è il Comune di Portici, altri comuni coinvolti quali partner nel progetto sono: il Comune di San Sebastiano al Vesuvio, Il Comune di Ercolano, il  Comune di Massa di Somma, il Comune di Leporano (Taranto).

Il  partner promotore è la Project Ahead soc.coop.a.r.l. e gli altri partner sono:

l’ Ass. Culturale Talìa, l’Ass. Culturale Bluesette,  l’Ass. Culturale Laboratorio Musicale Permanente, l’Ass. Culturale CallystoArts, l’Ass. Culturale Scuola di Cinema di Napoli, l’Ass. Culturale MUNI onlus.

Gli obiettivi  principali di tutto il progetto sono quelli di rafforzare le competenze artistiche dei giovani talenti coinvolti e di valorizzare il loro potenziale creativo attraverso il confronto con artisti più esperti. Nello stesso tempo, ci prefiggiamo di incrementare le possibilità di impiego e auto-impresa nel settore teatrale, musicale, cinematografico e in altri settori a forte connotazione artistica, creativa e innovativa.

La Project Ahead  interviene quale partner del progetto con la sua decennale esperienza in orientamento, assistenza, e consulenza alla creazione d’impresa ed accompagnamento allo start up e non da ultimo, quale esperta in percorsi formativi e di sostegno all’imprenditorialità nei campi dell’innovazione sociale e dell’economia sociale.

L’azione progettuale gestita nell’ambito di “Creatività Vesuviana” prevede  4 Aperitivi Creativi intesi come momenti informali, nei quali giovani artisti e amanti dell’arte del territorio potranno incontrare e confrontarsi con dei testimonial di successo che, porteranno la loro esperienza di artisti che hanno saputo fare della loro arte un’impresa e 4 Saturday Creativity Camps destinati ai giovani creativi del territorio vesuviano per testare le loro idee d’impresa ed affiancarli nello svilupparle.

Gli Aperitivi Creativi saranno tematici e avranno luogo uno in ogni comune vesuviano coinvolto.

ore 19.00 – 21.00

  • 1 ora: presentazione esperienza del testimonial e domande dei partecipanti (con moderatore/intervista)
  • 1   ora : presentazione idee partecipanti al testimonial e feedback

Le 5 idee più innovative parteciperanno al Saturday Creativity Camp collegato il  sabato successivo.

Il Saturday Creativity Camp è un laboratorio intensivo di creazione di impresa in cui i partecipanti saranno aiutati da un pool di esperti a sviluppare la propria idea imprenditoriale nell’area artistica di loro competenza e a costruire un business plan.

Il   Saturday Creativity Camp sarà così strutturato:

 ore 9.00 – 20.00“Business Planning in arte!”

Almeno 15 partecipanti

–          9.00 registrazione partecipanti

–          9.30 presentazione  evento e saluti

–          10.00 presentazione mentor  o testimonial

–          10.30 presentazione idee dei partecipanti (pitch di 5 minuti l’una per 5 idee)

–          11.00 working group e mentorship (preparazione presentazioni)

–          13.30 pranzo

–          14.30 working group e mentorship (preparazione presentazioni)

–          18,30 pitch di presentazione (5 per 10 minuti l’uno)

–          19.30 votazione di una giuria composta dal mentor, da un componente dello staff e da un esperto esterno (vale il 50%) e votazione del “crowd” dei partecipanti e di eventuali spettatori paganti (vale un altro 50%). Proclamazione vincitore.

–          20.00 Tutti a casa!

Al termine dei Saturday Creativity Camps verrà decretato un singolo vincitore in base alle idee innovative presentate ed elaborate. I 4 vincitori parteciperanno (con trasferta rimborsata) all’evento di chiusura:  il Social Change Weekend di Leporano (TA).

Il Social Change Weekend di Leporano (TA) sara composto da un Friday evening – aperitivo e presentazione idee e composizione gruppi (eventualmente a Leporano) e da un intero fine settimana dal venerdì pomeriggio alla domenica sera con pranzo e cena

Un vero e proprio laboratorio intensivo di 50 ore (dalle 18.00 del venerdì alle 20.00 della domenica)  dove  i partecipanti (insieme ai 4 vincitori vesuviani) saranno seguiti da mentor, coach ed esperti nel settore per sviluppare la propria idea.

Si parte dalla presentazione delle idee di impresa al confronto in piccoli gruppi con il supporto di esperti che aiuteranno a costruire un business plan.

Alla fine dell’evento saranno decretati 3 vincitori e per loro ci saranno premi, job shadowing all’estero e la possibilità di ricevere consulenza allo sviluppo e formazione anche all’estero, accesso a finanziamenti e servizi personalizzati ed uno specifico servizio di supporto per la partecipazione al programmaatività, vesuviana, creativity, camps, meeting, social innovation, start up

Ecco le date:

Aperitivo giovedì 11

Aperitivo giovedì 18 e Saturday Creativity Camp 20 maggio

Aperitivo giovedì 2 e Saturday Creativity Camp 4 maggio

Aperitivo venerdì 17 e Saturday Creativity Camp 18 Maggio

Aperitivo e Social Change Weekend Leporano dal 14 al 16 giugno

Le date e gli eventi potrebbero subire variazioni.

Per tutti i dettagli sull’iniziativa contattare:

Project Ahead soc.coop.a.r.l. – tel. 081 5529149

e-mail: info@creativitavesuviana.it

link: www.pja2001.euwww.creativitavesuviana.it

fb: www.facebook.com/CreativitaVesuviana?ref=stream

Registrazioni su Eventbrite: http://creativitavesuviana.eventbrite.it/

Se l’innovazione sociale diventa mainstream

di Ottavia Spaggiari, VITA

Il boom di startup sociali e di acceleratori di impresa dedicati a business sostenibili segnano una nuova fase per la social innovation che diventa sempre più mainstream, ad affermarlo è Nesta, la fondazione britannica per la promozione dell’innovazione.

design can change

“Stiamo attraversando un momento straordinario per l’innovazione sociale ” così hanno concluso il loro intervento all’incontro organizzato da Changemakers for Expo Milano 2015, Jessica Stacey e Glen Mehn di Nesta la fondazione britannica che rappresenta un faro per la social innovation europea. Organizzato nell’ambito del programma di incubazione dedicato a startup ad alto impatto sociale e ambientale, promosso da Telecom Italia e Expo Milano 2015, l’incontro con Nesta ha presentato alcuni dei più innovativi strumenti adottati dal terzo settore britannico per fare fronte alle nuove emergenze sociali.

Impact investing e lo sviluppo di nuovi programmi di accelerazione per favorire la nascita di nuove imprese sociali sono le chiavi di volta individuate dalla fondazione inglese per promuovere un tipo di innovazione in grado di generare un impatto positivo, in una visione sempre più diffusa che intende coniugare la sostenibilità economica di un’impresa, a quella sociale e ambientale. E sono proprio due imprese  gli esempi emblematici portati da Stacey e Mehn per presentare l’approccio British alla social innovation: The Amazings e Patientslikeme, la prima una startup di microimpiego che aiuta i pensionati ad arrotondare, mettendo in vendita le proprie competenze e trasmettendo il proprio sapere alle generazioni più giovani, il secondo un social network per pazienti, che permette di ottimizzare le informazioni, condividendo le esperienze relativamente alle cure, ai medici e alle strutture sanitarie, così da contribuire allo sviluppo di una vera e propria rete di supporto per i malati.

In questo contesto, a giocare un ruolo chiave nella promozione della social innovation sono gli acceleratori di impresa, tra cui uno dei progetti più recenti di Nesta: Bethnal Green Ventures, un programma di incubazione, che prevede l’accompagnamento manageriale di 10 startup. Co-finanziato da Google, Bethnal Green Ventures ha come requisito fondamentale per i nuovi business a cui offre consulenza, l’utilizzo della tecnologia per la risoluzione di problemi sociali ed ambientali. E se, come ha sottolineato Mehn, questo programma di incubazione è tra le creature più recenti e più promettenti di Nesta, la nascita di progetti di supporto alle imprese ad alto impatto sociale, non è però solo una peculiarità britannica.

“In realtà l’innovazione sociale sta diventando sempre più mainstream”, ha spiegato Mehn, “ne è la prova l’enorme diffusione di programmi di supporto a startup con finalità sociali. Dagli Stati Uniti, all’Europa, all’Asia, al Sud America, questo tipo di programmi stanno crescendo in modo esponenziale. Credo che questo sia un chiaro segnale: c’è bisogno di trovare nuovi strumenti in grado di affrontare le necessità di una società che cambia e questo non può avvenire senza innovare il nostro sistema economico. L’approccio sociale all’innovazione ormai non riguarda solo il non-profit, è qualcosa di sempre più mainstream.”

European Parliament approves new rules for social investments and venture capital

European parliament has today voted overwhelmingly in favour of a bill enabling the creation of a new fund for social entrepreneurship (EuSEF), as well as introducing Europe-wide regulation of venture capital.

The changes to the law regarding the creation of the new fund will take immediate effect, creating a brand new kind of European investment fund for the social economy.

Commissioner Barnier has welcomed the vote, saying“These new EU initiatives will increase opportunities for innovative start-ups or social businesses to find capital.

“Better funding for smaller companies is key for Europe’s economy and it is now up to enterprising fund managers to seize the new opportunities as a matter of urgency”.

Sven Giegold, German Green MEP and vice-president of the Intergroup for Social Economy, has hailed today’s decision as a great success:

“The EuSEF legislation has for the first time created a fund that lays the foundations for the strengthening of the social economy. A social economy is the right response to one of the key problems that has pushed us into the current crisis: the short-term pursuit of profit.”

Giegold further predicts that the amendments will lead to positive outcomes in areas such as social housing, and will unlock potential for improved fair-trade agreements with developing countries.

More on this soon.

Balance of Competences Review for DFID describes the potential of the impact economy’s place in policy, as well as discussing how best to access civil society’s views on how the effect of parallel competences is experienced ‘on the ground’. Impact assessment is cited as a pivotal issue, and transparency, effectiveness, efficiency and value for money as key principles.

La check list della perfetta Csr

Segnaliamo questo articolo con alcuni suggerimenti per impostare/comunicare una strategia di responsabilità sociale efficace.
Per l’originale, leggete qui

La check list della perfetta Csr

Alzi la mano chi non vorrebbe conoscere gli ingredienti magici per la perfetta strategia di Csr e come valorizzarla dal punto di vista della comunicazione. Purtroppo non esistono sistemi totalmente empirici in tempi di osservazione ragionevoli. Ma se ci soffermiamo ad analizzare le politiche di quelle grandi imprese che hanno intrapreso da più tempo la strada della sostenibilità, una possibile ‘cassetta degli attrezzi’ non è impossibile da mettere insieme. Immaginando una sorta di check list al contrario, si scopre che le aziende più serie sono animate, in un modo o nell’altro, da una serie di tratti comuni. Ne abbiamo individuati dieci.
1. Sono accessibili e presenti sulla rete. Quanto si fa deve essere spiegato, circostanziato, reso accessibile e comparabile attraverso spazi web esaustivi, navigabili, chiari. Punto. è un prerequisito, oggi e domani.
2. Dimostrano una reale comprensione delle sfide globali. Accanto a citazioni più o meno colte e a dati sul numero dei pianeti di cui presto avremo bisogno se la musica non cambia, le aziende più serie esprimono competenza fattiva sulle variabili ‘core’ che muovono la sostenibilità e spiegano come se ne stanno facendo carico per soluzioni più ampie.
3. Utilizzano il proprio bilancio di sostenibilità come base della propria campagna di comunicazione, ma questo non è la campagna. Meglio privilegiare, intorno al bilancio, messaggi mirati e targetizzati agli stakeholder con un dialogo costante nel tempo. Questo consente anche di valorizzare meglio le molte storie di cui un report è solitamente ricco.
4. Non hanno paura di un dibattito onesto. Che riguardi problemi, target mancati o altro, può essere faccia a faccia oppure online, il dibattito per loro è un’opportunità per innovare e quindi evitano atteggiamenti puramente difensivi.
5. Valorizzano le piattaforme social per comunicare la sostenibilità. Può trattarsi di un corporate account oppure di account specifici. è vero che i social media hanno un potenziale di rischio, ma se abbiamo qualcosa di autentico da dire, diciamolo. Il tono ovviamente è tutto, come la personalità, e quindi privilegiano la sobrietà e fuggono dall’autoreferenzialità (Sainsbury è un bell’esempio).
6. Comunicano in modo agile progress e traguardi intermedi. I newsfeed sul proprio sito o newsletter sintetiche possono fare al caso, senza contare che il proprio bilancio di sostenibilità può diventare uno strumento quadrimestrale.
7. Sviluppano partnership coraggiose con istituzioni accademiche e ong. Che si tratti di ricerche per migliorare la performance, ridurre l’impatto, crescere in efficienza, scegliere terze parti con buona reputazione è vitale (Dow Chemicals e DuPoint hanno fatto bene al riguardo).
8. Spiegano come la sostenibilità è connessa alla strategia di business e ai temi sociali e di governance. Raccontano come miglioreranno ancora, piuttosto che quello che hanno fatto, chiarendo bene la distinzione tra tattica, ovvero come intendono arrivare a un determinato punto, e la destinazione, che è appunto la propria strategia. Soprattutto riconoscono, senza mezzi termini, che la Csr rappresenta un’opportunità di business, avendo ben presente, al contrario di molti, che la csr oggi non è solo green.
9. Incoraggiano soluzioni dal basso e innovazione nel funding. Le imprese possono e faranno sempre più Corporate social innovation, gli esempi di Coca-Cola ma anche Interface o Procter&Gamble, dimostrano che le aziende possono fare molto per cambiare le regole del gioco. Un’azienda ha un grosso potere di influenza per stimolare consumatori e Governi sulla strada del comportamento responsabile.
10. Fanno tesoro delle critiche per migliorarsi. Poche aziende sono disponibili a farlo realmente e generalmente quando le imprese promuovono momenti pubblici sono quasi sempre loro al centro e ancora troppo spesso offline. A ben pensarci, senza banalizzazioni eccessive, sono tutti punti di buon senso comune, ma metterli in pratica con coerenza non è un’impresa per molti.

di Caterina Banella, consulente in comunicazione e responsabilità sociale d’impresa
25 FEBBRAIO 2013

A caccia di Pionieri con RENA

Viaggio alla scoperta dei nuovi Pionieri. Il cambiamento raccontato da chi lo sta generando.

L’Italia,  se davvero vuole ripartire, ha bisogno di trasformare il modo in cui si fanno le cose.
RENA lancia una call per portare alla luce i pionieri dei nostri giorni.
Per maggiori info, clicca qui

Can French social enterprise succeed globally?

Can lessons from the  Social Enterprise Network social enterprise movement be rolled out around the world, succeeding where Napoleon failed?

When the French want to go global, it somehow looks suspicious to the rest of the world. Remember Napoleon, the French tactical master seeking to conquer Europe. On top of his military ambitions, he abolished serfdom and established the French civil code; yet he failed to disseminate his ideas. What can we learn from this?

My organisation, Groupe SOS, is the leading French social enterprise with 10,000 employees, £500m in revenue, and over a million beneficiaries each year. We developed a wide range of activities, aiming to tackle the five big social issues as we have identified them. Health first, with a number of hospitals and medical care facilities. Care for the elderly in our retirement homes. Housing, for the homeless, the low-income populations, the drug addicts. Youth, from nurseries to youth offenders facilities. And finally employment, in particular with our Work Integration Social Enterprises (WISE). After numerous travels around the world in order to exchange ideas and share expertise, it dawned on me: why try to reinvent the wheel? I’m convinced we can use our almost 30 years of experience in the sector, to replicate the business model throughout the world. But how to avoid a new Waterloo?

Given that we live in a globalised world from an economic viewpoint, but in a local world from a social viewpoint, a major issue is whether we can adapt to the local context. Standardised approaches are in that regard a severe tactical mistake: it is crucial that we tailor our services to the needs of different populations living in different environments.

Unemployment issues in South Korea, for example, differ a lot from France, including their low unemployment rate. That is why we partnered with local authorities in Seoul to replicate our WISE project primarily aimed at disadvantaged youth in French suburbs, adapting this in Korea to the needs of North Korean refugees. We must we create partnerships to best respond to the needs of the people we serve.

Another key point is the relationship between the social entrepreneurship sector and the state. Its political nature makes it highly sensitive: a trust bond needs to be nurtured for a collaborative development of social enterprises in any country. The establishment of the sector thus cannot be a coup d’état but should complement the state in the exercise of its prerogatives. For instance, following the Tunisian revolution, we developed the Lab’ESS (a social entrepreneurship advocacy organisation) in order to introduce the concept, put it to the test, and ultimately spread it. Though it is impossible to start a social enterprise from scratch in Tunisia, doing business became possible once these primary steps were accomplished. Depending on the countries, this obstacle may become an opportunity to create a favourable environment for social enterprises, by influencing the legal environment of the country, as well as raising institutional and on-the-field awareness about what they are capable of.

Despite these complex yet necessary approaches, the sector grows. Beyond the numerous studies that acknowledge this movement, my observations from travels across continents have led me to the same conclusion. But this growth is not homogeneous, and sometimes even paradoxical. It is indeed easier for social enterprises to develop in the Anglo-Saxon world than in China, because of both lack of awareness in society (usually going hand in hand with a strong separation between the public and private sectors, and civil society), and the predominance of the state. However, it also appears that socialist Venezuela makes it hard for social enterprises to thrive, while we enjoy many opportunities to launch subsidiaries in the liberal United States.

Keeping in mind these heterogeneous environments, the capacity building of the movement is also led on a larger scale by institutions, such as the European Union’s Social Business Initiative which aims at providing a framework for the development of social entrepreneurship across Europe. This promising outlook is strengthened by worldwide communities of actors that work towards a global conscience. One of them is Euclid Network, which greatly assists us in our globalisation programme.

We now have programmes in 30 countries. Yet a lot remains to be achieved, in particular in Britain where we still haven’t set foot: could we succeed where Napoleon did not?

Nicolas Hazard is vice-chairman at Groupe SOS and chairman at Le Comptoir de l’Innovation, company which invests, supports and promotes the development of social enterprises around the world. He is also part of the European Commission social business expert group (GECES). Nicolas is the co-author of the essay “L’entreprise du XXIe siècle sera sociale (ou ne sera pas)” published in 2012. Follow him on Twitter@nicolashazard and read his blog here.

This content is brought to you by Guardian Professional. To join the Guardian Social Enterprise Network, click here.

99ideas!

Segnaliamo i concorsi internazionali di idee di 99ideas, promossi dal Ministro per la Coesione Territoriale – Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con altre Amministrazioni e sono finalizzati ad attivare la partecipazione della collettività locale, nazionale e internazionale, per la definizione di idee a favore dello sviluppo socio-economico di alcuni “luoghi” del territorio italiano.

Un mondo come piace a te

In Europa non mancano iniziative pratiche per contribuire alla creazione di un mondo come piace a noi, con il clima che vogliamo. Sono una fonte d’ispirazione ed esercitano un impatto reale sulla riduzione delle emissioni di gas serra. E’ giunto il momento di premiarle.

Il concorso vuole essere un invito alle menti creative e innovative di tutta Europa a presentare le loro iniziative a basse emissioni, in modo che possano essere valutate e servire da esempio per altri.

Il concorso offre l’occasione di andare al di là delle parole in fatto di cambiamenti climatici. Presentando un progetto è possibile dimostrare che creare un mondo come piace a noi con il clima che vogliamo è fattibile e auspicabile. Non renderà le nostre vite monotone e grigie,” ha affermato il commissario europeo responsabile dell’Azione per il clima.

Partecipa anche tu al concorso “Un mondo come piace a te”!